precedente LE ZECCHE A PIANOSAsuccessivo

In Italia c'Ŕ un'isola meravigliosa, un'isola che un tempo era adibita esclusivamente a penitenziario ma che adesso, a seguito della sua chiusura e grazie alla dedizione di molte persone, si pu˛ apprezzare per le sue straordinarie caratteristiche ambientali, rimaste pressochŔ intatte dall'800 a oggi proprio grazie all'isolamento dovuto alla presenza del carcere. L'isola di Pianosa oggi Ŕ sotto la tutela di vari Enti, tanti che a volte le varie competenze sembrano confliggere, e fa parte del Parco Naturale dell'Arcipelago Toscano. L'accesso Ŕ regolamentato e limitato.

Pianosa Ŕ oggi spopolata e semideserta, ma ancora abitata da qualche agente della Polizia penitenziaria in servizio, da alcuni detenuti in regime di semilibertÓ che lavorano alle varie manutenzioni e gestiscono tramite una loro cooperativa un ristorante che accoglie i turisti, dai volontari dell'Associazione per la difesa dell'isola di Pianosa che si avvicendano nella gestione di una straordinaria mostra che con fotografie, libri, biblioteca e reperti racconta tutta la storia dell'isola e dei suoi abitanti. Il tutto compatibilmente con le esigenze di tutela del territorio, dei fondali marini e delle acque ad essa circostanti.

Leggendo qua e lÓ ho scoperto che hanno chiuso l'isola di Pianosa... Ma come si fa a chiudere un'isola? Certo, la chiusura Ŕ solo temporanea, e suppongo fortemente motivata dalla sincera preoccupazione per la salute pubblica, ma io (che sono peggio di San Tommaso) ho fatto qualche domanda qua e lÓ per capire come potesse, tutto a un tratto, esser nato un simile allarme nel giro di pochi giorni.

Un diretto conoscente, puntualmente informato per via telefonica sui fatti pianosini, mi ha espresso la sua opinione su quanto accaduto. SarÓ senz'altro felicissimo di vedere che rendo pubbliche le sue idee. Beh, finchŔ non inventeranno il reato di opinione, non credo di far nulla di male copiaincollando qui l'accorata mail che mi ha inviato il 4 giugno 2008, proprio durante il periodo di chiusura.

Cara madvero,

Ti do qualche chiarimento sulla vicenda delle zecche a Pianosa...

Sull'isola le zecche ci sono sempre state, ci sono e sempre ci saranno, e in particolare nelle aree incolte delle campagne ora abbandonate. Ci sono anche sull'Elba, in qualche zona. Basta prendere le necessarie precauzioni e non sono un gran problema. Ma stavolta qualcuno dell'ASL competente ne ha rilevato ufficialmente la presenza infestante su Pianosa, ha pubblicato tali rilevazioni con toni allarmati e allora l'ente competente, ovvero l'ente Parco, come atto dovuto e urgente, prima ancora (o piuttosto di) disinfestare, bonificare anche con l'aiuto della Forestale le aree infestate ha ordinato: "Chiudiamo l'isola ai turisti". Di conseguenza, sono successe alcune cose che ti racconto.

Prima di tutto la direzione della Polizia penitenziaria, che comanda alcuni agenti e detenuti sull'isola, ha doverosamente rilevato che "se i turisti non possono venire a passare qualche ora su Pianosa perchŔ la loro salute Ŕ in pericolo, allora a maggior ragione i nostri uomini devono andarsene dall'isola, e subito". Detto fatto, i detenuti e gli agenti se ne sono venuti via tutti dalla sera alla mattina, e per la prima volta da 160 anni, ovvero da quando l'isola Ŕ stata ripopolata a metÓ '800 dai primi galeotti, in questa settimana nessuno del carcere Ŕ sull'isola! E' un avvenimento storico.

Andarsene Ŕ stata una mossa efficacemente dimostrativa, che provoca altri disagi a tutti per breve tempo ma Ŕ per una buona causa, io l'approvo. SarÓ forse la volta buona che i dirigenti del Parco si renderanno conto che sull'isola le cose funzionano finchŔ ognuno collabora e fa la sua parte con buon senso senza essere disturbato da norme, obblighi e divieti spesso eccessivi o incongrui, che talvolta provocano danni peggiori di quelli che -pur lodevolmente- si propongono di evitare.

Devi sapere che sull'isola l'acquedotto serve tutti e funziona solo grazie al lavoro dei detenuti e degli agenti perchŔ l'esercizio e la manutenzione sono a cura del Ministero della Giustizia, che del resto l'ha costruito a suo tempo, come la grande maggioranza di quello che c'Ŕ. Ci˛ vale anche, ad esempio, per la distribuzione dell'energia elettrica ai servizi comuni tra cui appunto l'acquedotto, per la manutenzione delle strade, per la pulizia del verde in paese, per i collegamenti di emergenza e per tante altre cose anche minute, che non sto a elencarti ma nell'insieme sono determinanti per la vita sull'isola. Adesso le pompe sono ferme e tutti i rubinetti di Pianosa sono a secco. Solo ora che la Penitenziaria se n'Ŕ andata ci si accorge di quanto fosse utile, anzi necessaria, la sua presenza. Speriamo che anche l'Ente Parco se ne sia accorto in qualche modo.

Sull'isola oggi sono rimaste solo quattro persone che non sono turisti nŔ dipendono dall'Amministrazione penitenziaria: sono tra i soci dell'Associazione per la difesa dell'isola di Pianosa, rimasti a curare materialmente la mostra fotografica e la casa loro assegnata, in attesa della riapertura dell'isola (che Ŕ comunque ragionevole ritenere imminente) e del ritorno dei turisti. E' rimasto anche il custode dei cavalli, il quale per abbeverarli ha messo in funzione un pozzo con una pompa autonoma che inoltre dÓ acqua a tutti per usi igienici, nelle taniche. Per uso alimentare, e anche per cuocere la pasta, stanno dando fondo alle esigue scorte di acqua minerale.

Gli agenti di custodia sono stati 'deportati' da un giorno all'altro dalle loro case di servizio, per alloggiare in foresterie del carcere di Porto Azzurro o andare ospiti in casa di amici e colleghi, e questo non Ŕ gradevole per nessuno; ma il peggio tocca ai detenuti che, meritatisi la semilibertÓ e il lavoro dopo lunghi anni di galera vera e di buona condotta, se li sono visti togliere improvvisamente senza aver fatto niente di male e -sebbene temporaneamente- sono tornati in cella!

Su questa mancanza di rispetto sono tutti d'accordo, anche quelli che solitamente non sono particolarmente amichevoli verso i reclusi. Un conto Ŕ punire le persone, un conto Ŕ prenderle in giro. Figurati che anche i detenuti stessi approvano la scelta della direzione nonostante le brutte conseguenze che li riguardano, perchŔ non c'era altro da fare in risposta logica e concreta a certi editti esagerati e fuori luogo, emessi doverosamente e in buona fede ma che evidenziano carenza di concertazione e di reciproca informazione tra le autoritÓ e le persone che abitano Pianosa.

Dopo tutto, il lieto fine Ŕ notizia dell'ultima ora: martedý prossimo l'isola riaprirÓ ai turisti. Contestualmente torneranno agenti e detenuti: sarÓ come se nulla fosse accaduto. Il motivo ufficiale della chiusura Ŕ stato lo studio della situazione, degli interventi da fare. Ma, nel frattempo, nessuno Ŕ venuto neppure a vederle, le zecche. Nessuno Ŕ sbarcato sull'isola. Sono ancora tutte lÓ. Sull'isola oggi convivono pacificamente cinque persone e miliardi di zecche. Per la precisione: cinque persone, due cavalli, migliaia di lepri e fagiani, qualche falco pellegrino, i soliti gabbiani e miliardi di zecche.